Giovedì, Marzo 2, 2017 - 22:23

All’oratorio si stava meglio prima?




Qualche giorno fa ho incrociato in oratorio due ragazzi, ormai trentenni, e li ho sentiti parlare del ricordo che avevano di quei luoghi, confrontandoli con la realtà attuale.

Inutile dire che riassumendo il concetto fosse: in passato era meglio, i bambini erano più rispettosi ecc.

Lì per lì ho condiviso il pensiero, perché in un discorso generico direi le stesse cose, come quei post su Facebook in cui si ricorda il passato, se non fosse che, vista la differenza d’età tra me e loro, dal loro punto di vista per me "i bambini meno rispettosi" nella realtà sarebbero stati proprio loro.

Ragionandoci un po’ più lucidamente allora ho fatto questa riflessione:

L’oratorio è uno di quei luoghi che rimane ancorato nella memoria come un posto di spensierata allegria; è come se quel rassicurante alone di protezione che si vive all’oratorio venga rivissuto anche solo nel pensiero e, come spesso accade, il ricordo è abbondantemente idealizzato e trasfigurato in positivo; che da un parte è una cosa confortante, significa che li si stava bene. E’ lo stesso meccanismo di pensiero che troviamo nella canzone degli Elio e le storie tese “Oratorium”, che fa rivivere a chi ha frequentato un oratorio una catena di ricordi a cascata.

 

Ma davvero all’oratorio si stava meglio prima?

Per la mia esperienza bisogna tornare a cavallo degli anni ’80 e ’90.

Il grest da noi non era ancora stato inventato e l’oratorio era aperto solo di sabato. Per accedervi bisognava passare dal bar, un grosso locale seminterrato dove si veniva accolti da una coltre di fumo (non era ancora vietato fumare), alcuni adulti giocavano a carte e i ragazzi più grandi facevano capannello nella zona dei videogiochi cabinati a gettoni. I più sportivi invece si stavano preparando alla partita di pallone nel campetto di dietro, un fazzoletto  di cemento incastonato tra una roggia e i locali del bar nei lati lunghi, una concessionaria e l’orto del “nonno” nei lati corti. Un altro gruppo si sfidava al biliardo, altri ai biliardini.

Però, prima di entrare al bar, bisognava percorrere il lungo vialetto d'asfalto di fianco alla Chiesa, una grossa struttura in cemento figlia degli anni ’60. Il vialetto era il territorio di incontro di gruppetti di ragazzi minacciosi che Dante avrebbe preso ad esempio nella Divina Commedia, in sella alle loro motorette scoppiettanti o seduti sui gradini insieme alle fidanzate dai capelli cotonati. Bomber o giacca in jeans a seconda della stagione, una via meticcia né metallara né paninara, quelli si trovavano in centro città, qui era periferia, profonda periferia di case popolari e villette in costruzione.

Attraversare quel viale era un terno al lotto tra il passare incolumi, ma mai inosservati, subire una stecca o una “vecchia” (ginocchiata sul quadricipite), oppure molestie verbali varie non proprio in stile Oxford. 

L’oratorio vero e proprio si teneva nel salone sopra il bar, dopo le attività organizzate ricordo con piacere il partitone di palla prigioniera, sempre in salone, perché il campetto era sempre occupato dai ragazzi più grandi. Una delle attività cardine era lo spettacolo di Carnevale, una maratona di tre ore non stop di canti, balli e scenette varie, poi al martedì grasso il pranzo comune e la schiumata del pomeriggio, mezz'ora di anarchia in cui l'obiettivo di noi bambini era sopravvivere alle manganellate e al gas sviluppato dalle bombolette nel salone chiuso.

Paragonando quei tempi ad oggi direi che in generale c'è stato un miglioramento sotto tutti i punti di vista, i videogames mangiasoldi sono spariti, così come i gruppetti molesti che si ritrovavano sul viale, al campetto, ora in erba sintetica, giocano un po' tutti, l'oratorio è aperto più giorni alla settimana ed il grest d'estate è sempre tutto esaurito. Di contro è che in effetti ci sono meno bambini che lo frequentano, ma quello è un altro discorso.

PS: sarà quel che sarà stato, ma io all'oratorio mi divertivo un mondo!

Nota:
In Italia ci sono circa 6.000 oratori, 26.000 parrocchie (fonte FOI e CCI), la realtà oratoriana non è diffusa in tutta Italia allo stesso modo.
Da qualche settimana ODL (Oratori Diocesi Lombarde) ha sviluppato un bel progetto: Cresciuto in Oratorio, per condividere i propri racconti sul ruolo centrale dell’oratorio nella nostra crescita e nella nostra società.